✍️ Autore: Karel Havlíček · 📅
Due modifiche in due anni, e la seconda pesa di più
Chi ha letto una guida fiscale sulle cripto scritta nel 2024 sta lavorando con numeri che oggi sono sbagliati due volte. Il quadro italiano è cambiato in fretta:
- Dal 1° gennaio 2025 è stata eliminata l'esenzione sulle plusvalenze fino a 2.000 €. Da quella data tutte le plusvalenze sono tassate, anche le più piccole.
- Dal 1° gennaio 2026 l'aliquota ordinaria è salita dal 26 % al 33 %, secondo quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2025.
Messe insieme, le due modifiche cambiano parecchio il calcolo per il piccolo investitore. Prima una plusvalenza da 1.500 € non produceva alcuna imposta; oggi produce imposta piena, e a un'aliquota di sette punti più alta.
L'eccezione che quasi nessuno segnala: gli e-money token in euro
Qui c'è un dettaglio che raramente compare nelle guide e che vale la pena conoscere. Il passaggio al 33 % non è uniforme: gli e-money token denominati in euro mantengono l'aliquota agevolata del 26 %, mentre le altre cripto-attività sono soggette all'aliquota ordinaria del 33 %.
La logica del legislatore è comprensibile: uno strumento ancorato all'euro e regolato come moneta elettronica non ha lo stesso profilo di rischio di un'attività volatile, e trattarlo allo stesso modo sarebbe sproporzionato.
La conseguenza pratica è però meno intuitiva. Se opera con strumenti diversi, non tutte le sue plusvalenze seguono la stessa aliquota, e la sua contabilità deve distinguerle. Non è un dettaglio da lasciare all'ultimo momento della dichiarazione: significa tenere separati i movimenti fin dall'inizio.
Cosa fare con questi numeri
Tre osservazioni oneste, senza consigli che non possiamo dare.
La prima: l'Italia non premia la detenzione a lungo termine. Non esiste alcuna esenzione per anzianità come in Portogallo (365 giorni), Germania (un anno) o Croazia (due anni). Vendere dopo tre mesi o dopo dieci anni è fiscalmente identico, quindi la domanda «quanto devo aspettare» qui non ha risposta utile.
La seconda: ogni operazione conta. Con la soglia da 2.000 € abolita, non esiste più un margine sotto il quale non succede nulla. Anche la plusvalenza più piccola va rilevata, il che rende la tenuta dei registri più importante di prima, non meno.
La terza, e vale come avvertenza generale: la normativa italiana sulle cripto-attività è cambiata due volte in due anni. Non è un'area in cui si possa impostare una strategia pluriennale e non guardarla più. Prima di operazioni rilevanti conviene verificare il quadro vigente, non quello dell'anno scorso. Il resto delle regole è sulla pagina principale per l'Italia.
❓ Domande frequenti
Qual è l'aliquota sulle plusvalenze cripto in Italia nel 2026?
Dal 1° gennaio 2026 l'aliquota ordinaria è salita dal 26 % al 33 %, secondo quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2025. Gli e-money token denominati in euro mantengono però l'aliquota agevolata del 26 %.
Esiste ancora la soglia di esenzione da 2.000 euro?
No. È stata eliminata dal 1° gennaio 2025. Da quella data tutte le plusvalenze sono tassate, anche le più piccole, e non esiste più un margine sotto il quale non si produce imposta.
Se tengo le cripto più a lungo pago meno tasse in Italia?
No. L'Italia non prevede alcuna esenzione per anzianità di possesso, a differenza di Portogallo (365 giorni), Germania (un anno) o Croazia (due anni). Vendere dopo tre mesi o dopo dieci anni è fiscalmente identico.
Questo articolo è informativo e non sostituisce la consulenza fiscale personalizzata. La normativa sulle cripto-attività è cambiata due volte in due anni e può cambiare ancora — verifichi sempre la propria posizione con l'Agenzia delle Entrate o con un commercialista. Dati basati su informazioni pubblicamente disponibili a luglio 2026.